Ricette gluten free

Geograficamente ingiustificato

Nonostante mia nonna Tina fosse una campana doc, una delle ricette che mi fan pensare a lei ha come protagonista una pietanza che di campano ha poco e nulla :la polenta! Napoli con la polenta non ha molto a che fare ma a noi piaceva assai e mia nonna la preparava spesso e , ogni volta,  un piatto fumante partiva da casa sua con il mio posto a tavola come destinazione finale. Mi piace la polenta e ancora di più mi piacciono i ricordi che mi porta alla mente ogni volta che la mangio. Per me è famiglia, è la domenica a casa coi nonni, è una coccola quando i vetri sono appannati per il freddo che c’è fuori. Prima di ora per me da sola non l’ho preparata mai, ho sempre chiesto a mia madre di cucinarla quando torno a casa di domenica, perché l’ho detto… è famiglia, è il ricordo di mia nonna, è mia madre che mi vizia assecondando un desiderio. La polenta per me è un’ effusione alimentare! Chiudo gli occhi e  mi pare di vedere ancora mia nonna in piedi nella sua cucina con le sedie scomode e marroncine ed il tavolo pieno di piatti da riempire per accontentare tutti.  Oggi ritrovo nelle mie mani i suoi gesti e so che i ricordi riempiranno il mio pranzo come la polenta riempirà il mio piatto. Polenta e fagioli…ed è subito nonna!

Per questo tuffo indietro nel tempo ho scelto una polenta eccellente: la polenta taragna del Molino di Diego . La polenta taragna prende il nome dal mestolo di legno che si utilizza per mescolarla, il tarel. E’ una miscela di farina di mais e farina di grano saraceno e per dare la giusta cremosità si aggiungono, a cottura ultimata, burro e formaggio. Per la mia ricetta ho aggiunto solo un filo di olio perché non amo l’accoppiata formaggio-fagioli ma il sapore di questa polenta è così buono che anche con nulla è perfetta! La polenta taragna, e la polenta in generale, sono naturalmente prive di glutine quindi sono perfette per chi non può mangiarne. Tra l’altro la presenza di grano saraceno fa sì che sia più ricca di proteine della classica polentae ricca di sali minerali e vitamina E e B.  Ha anche un buon effetto depurativo  favorendo l’eliminazione dei ristagni e grazie  alla rutina  rinforza i vasi sanguini migliorando la circolazione. Che dite adesso, procediamo?  

Polenta e fagioli di nonna

per 4 persone 

200 grammi di fagioli borlotti secchi 

1 grossa carota 

1 cipolla 

2 foglie di alloro 

250 grammi di polenta taragna Molino di Diego 

sale, peperoncino, olio evo, origano e rosmarino q.b. 

Mettete ammollo i fagioli in abbondate acqua con un pizzico di bicarbonato per almeno 4 ore. Sciacquateli e cuoceteli in una pentola a pressione per una trentina di minuti  aggiungendo la carota,  la cipolla e le foglie di alloro ed un pizzico di sale.

Una volta cotti mettete da parte alcuni fagioli, togliete le foglie di alloro e, con il frullatore ad immersione, riducete gli altri in crema. Aggiungete un filo di olio evo,pochissimo peperoncino e una spolverata di origano. 

Mettete a bollire un litro di acqua e quando arriva al punto di ebollizione salate e versate a pioggia la polenta nella pentola mescolando. In 5 minuti sarà pronta e, in questo caso,  dovrete aggiungete solo un filo di olio. 

Porzione la polenta nei piatti aiutandovi con un coppapasta. Versate la crema di fagioli , decorate con i fagioli interi e  delle foglioline  di rosmarino e  benvenuti nella cucina di mia nonna! 

 

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Io? Ma dite proprio a me?!

E’ vero che i regali più belli sono quelli inaspettati e quello che ho ricevuto stamani da
The Traveling Fork  io non me lo aspettavo proprio! Giubilo ed emozione, dunque, nello scoprire che, grazie a lei, ho ricevuto una nomination per il Sunshine Blogger Award 2018.  Il mio cuore mezzo partenopeo ti ringrazia non sai quanto!

Le regole del contest sono le seguenti:

  1. Ringraziare la persona che ti ha nominato e fornire un link ai loro siti di blog.
  2. Rispondere alle domande.
  3. Nominare altri 11 blogger e chiedere loro 11 nuove domande.
  4. Informare i candidati sul contest commentando uno dei loro post sul blog.
  5. Elencare le regole e mostrare il logo del premio blogger del sole sul tuo sito o sul tuo post.

Qui di seguito le mie risposte alle 11 domande pensate da The Traveling Fork :

  1. Cosa ti ha spinto ad aprire il blog? L’amore per la cucina, per me, è una cosa di famiglia e ogni ricetta è un’occasione per scavare un po’ tra i miei ricordi e far uscire fuori un pezzetto di me, della mia storia, delle mie radici. Ho pensato che un blog fosse un buon modo per dare ai miei ricordi una forma che non sia solo quella commestibile!
  2. Che libro hai sul comodino in questo momento? “Anna” di Niccolò Ammaniti e “Il catalogo delle donne valorose” di Serena Dandini.
  3. Domanda spinosa: pizza o sushi? Pizzatuttalavita!
  4. Quale canzone sceglieresti come colonna sonora della tua vita?  Dancing Queen degli Abba. Mi riporta alla mente attimi di pura felicità!
  5. Descrivi la tua vita con il titolo di un film. “La ragazza con la valigia” o “La signorina dell’autobus” rendono bene l’idea del mio eterno “spostarmi”!
  6. In che animale ti rivedi? Cane, decisamente.
  7. Il miglior ristorante della tua città? Un posticino adorabile vicino casa mia: il Razmataz. Impossibile non innamorarsi della location, dello staff e della bontà dei loro piatti.
  8. Cena romantica: cosa prepari per far colpo? So cosa NON preparare più a mio marito! Per la nostra prima cena cucinai una carbonara di zucchine che lui mangiò per confessarmi poi che odia le zucchine! Ah, l’amore!
  9. La tua serie tv preferita? Friends e Sex and The City!
  10. Ti regalano un biglietto per una destinazione a tua scelta: dove andresti? Tornerei di corsa a New York. Tra le sue strade ho proprio pensato di essere a casa.
  11. Il personaggio famoso del passato con cui vorresti scambiare due chiacchiere?  Agatha Christie, la prima scrittrice che ho amato alla follia.

I miei nominati? Eccoli:

  1. Nero di seppia
  2. Queen Bee
  3. The Delish Kitchen
  4. Five Things About My Life
  5. The Dario’s Page
  6. Parola di Quattrocchi
  7. Che Tempo Che Fame
  8. Chimica e Cannella
  9. Dall’altro lato delle nuvole
  10. Runtravel in Fabula
  11. Zenzero in cucina

Ed ora, rullo di tamburi, le mie 11 domande:

 

Se fossi l’ingrediente di una ricetta quale saresti?

  1. La tua vita diventa un film. Quale attore vorresti che ti interpreti?
  2. Se fossi l’ingrediente di una ricetta cosa saresti?
  3. Cosa ti piace di più della città in cui vivi?
  4. L’ultimo film che hai visto al cinema?
  5. A quale categoria di persone appartieni : appena svegli si sta in silenzio o parlo appena apro gli occhi?
  6. Hai mai letto un libro più di una volta? Se sì quale?
  7. Caffè o tè?
  8. Cenetta al ristorante o cucini tu per un tet a tet?
  9. Vinci 1000 euro da spendere come vuoi, cosa compri?
  10. Prenderesti un anno sabbatico per dedicarti a cosa?
  11. Il tuo blog perchè si chiama così?

Grazie a chi mi ha nominata e a chi mi presterà attenzione. Miei cari 11 nominati a voi la linea!

 

 

Dolci

Il buco con l’acqua intorno

Una delle cose che mi piaceva di più fare, da bambina, era aiutare mia madre ad impastare il dolce della domenica. Nessun fine settimana restava orfano della propria ciambella ed io ero pronta, in agguato, ad aggiudicarmi il primo posto per la “leccata della cucchiarella di legno”! Volete mettere la meravigliosa soddisfazione di godersi i residui di quell’impasto zuccherino e  vellutato?! Non lo so se già ai tempi era acceso il dibattito sulle uova crude che fanno male, sul pericolo che è nel guscio, sulla salmonella , che a me poteva sembrare al limite una femmina di salmone di piccola taglia! Se ne parlavano io non lo sapevo e forse fu  l’inconsapevolezza a salvarmi la vita!

Quando sono in casa la domenica lascio quasi sempre che vinca la me bambina così infilo il grembiule, mi armo di ciotola e frusta per dolci ed impasto una ciambella. Per sentirmi meno in colpa, delle volte, rendo parecchio light le mie ricette e siccome, ultimamente, ho commesso troppi peccati di gola da farmi perdonare la ricetta di questa settimana è parecchio light! Niente burro, farina integrale, pochissimo olio e acqua nell’impasto! Vi va di provarla per rendere un po’ più dolce questa giornata d’autunno in cui inizia inesorabile il countdown per il Natale?  Manca solo un mese ormai!  Dai che se fate i bravi l’impasto che resta attaccato alla cucchierella è tutto vostro!

 

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Ciambella di mele all’acqua

( dosi per stampo piccolo)

2 uova

2 mele

160 grammi di zucchero

70 grammi di farina 00

100 grammi di farina integrale

90 grammi di acqua a temperatura ambiente

3 cucchiai di olio di semi di girasole

una bustina di lievito per dolci

cannella e zucchero di canna q.b.

Montate le uova con lo zucchero fino a che non diventino spumose.

Aggiungete la farina setacciata con il lievito e l’acqua alternandole. Unite l’olio e la cannella.

Sbucciate le mele e tagliatele a fettine. Per evitare che anneriscano mettetele in una ciotola con acqua e succo di limone.

Imburrate ed infarinate lo stampo per ciambelle. Versate un primo strato d’impasto nello stampo, fate uno strato con le mele. Aggiungete l’impasto rimanente e terminate il tutto con le mele. Cospargete con zucchero di canna.

Infornate in forno preriscaldato a 180° per 45 minuti circa. Ricordatevi di fare la prova stecchino e buona merenda light!

Sfiziosità, Verdure

E che cavolo!

Il cavolfiore è un po’ incompreso e a me fa tenerezza. A causa del suo odore non proprio gradevole in cottura, dovuto all’evaporazione dello zolfo che in esso si trova, ogni volta che se ne parla c’è qualcuno che arriccia il naso e , se io fossi un cavolfiore, gli direi : “Ahò, ma come ti permetti?!  Credi che tu in certi giorni d’estate profumi più di me?! E che cavolo!”. Che poi per evitare che il poveretto faccia questa puzza, una volta tuffato in acqua, basterebbe mettere un pezzo di pane raffermo bagnato  con aceto sul coperchio in corrispondenza dell’uscita di vapore oppure aggiungere mezzo bicchiere di latte all’acqua di cottura ed il gioco è fatto! Dubito, sinceramente, che gli stessi espedienti sortirebbero effetti positivo con chi d’estate…vabbè, lasciamo perdere!

Tolto questo piccolo inconveniente in realtà il cavolfiore ha di gran lunga molti più pregi che difetti. Ha pochissime calorie e molti colori (bianco, viola, arancione, verde), aiuta a rinforzare le difese immunitarie ed è ricco di vitamine e minerali. Non scarseggiano infatti  ferro, forsforo, calcio, potassio, zinco e magnesio. Abbonda anche di Vitamina C, Vitamina A e acido folico utile non solo in gravidanza. Molte di queste sostanze purtroppo si perdono durante la cottura quindi sarebbe preferibile mangiare la verdura cruda. Avete mai provato a sgranocchiarlo al naturale?  Se lo amate da crudo e non volete perdere nulla di quello che vi dona a questo punto ho poco da suggerirvi se non di tagliarlo molto sottile e farne una specie di carpaccio. Se invece vi va di cucinarlo, qui sotto ho una ricetta sfiziosa per voi non troppo difficile da fare e coreografica al punto giusto per spararsi una posa se si hanno ospiti a cena.

 

E che cavolo!

(per 6 persone)

1 piccolo cavolfiore bianco (700/800 grammi)

2 uova

50 grammi di parmigiano grattugiato

250 ml di latte scremato

1 cucchiaio di amido di mais

un ciuffetto di prezzemolo tritato

sale, pepe, noce moscata, burro e pangrattato q.b.

 

Pulite il cavolfiore togliendo le coste esterne e tagliandolo a cimette. Cuocetelo per una decina di minuti in acqua bollente salata. Scolatelo al dente e lasciatelo intiepidire.

Preparate una besciamella super light con il latte e l’amido di mais sciogliendo l’amido e un pizzico di sale nel latte e portandolo ad ebollizione continuando a mescolare. Appena inizia a rapprendersi  fate attenzione a non formare grumi e aggiungete pepe e noce moscata grattugiata.

 In una ciotola schiacciate grossolanamente il cavolfiore con una forchetta, aggiungete la besciamella intiepidita, il prezzemolo tritato, il parmigiano grattugiato e i due tuorli. Montate a neve con un pizzico di sale gli albumi e amalgamateli al resto mescolando dal basso verso l’alto.

 Imburrate 6 pirottini ( o di più in base alla grandezza) , spolverizzateli con pangrattato, riempiteli per 2/3 con l’impasto appena ottenuto e infornateli per una ventina di minuti a 200°.

 Sfornate, lasciate raffreddare e capovolgeteli nel piatto da portata che avete scelto e buon appetito!

Ricette gluten free, Verdure

Forti come il velluto!

Chi di voi, mangiando gli spinaci da bambino, per farseli piacere assai ripeteva tra sé e sé : ” Dai, che divento forte come Braccio di Ferro!” ?! Chi di voi sa che, in realtà, quello del ferro negli spinaci è un falso mito? Ebbene sì, gli spinaci non contengono più ferro di altri ortaggi, ma nel 1890 alcuni nutrizionisti americani comunicarono il valore del ferro contenuto in alcuni alimenti e, a causa di  un errore di stampa relativo alla percentuale del ferro contenuta negli spinaci, per anni si attribuì a questi un valore di ben dieci volte superiore alla realtà. L’errore fu scoperto dopo molto tempo ma, nel frattempo, Braccio di Ferro e le sue verdure rinforzanti erano diventati così popolari da far, addirittura, salire le vendite degli spinaci del 33%  durante la Grande Depressione facendo piazzare il simpatico vegetale al terzo posto tra gli alimenti più amati dai bambini in America dopo il gelato e il tacchino.

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In Italia non so se Braccio di Ferro abbia avuto questo grosso potere sulle nostre papille gustative ma, di certo, qualche pasto lo ha influenzato riuscendo a far mangiare gli spinaci addirittura alla sottoscritta che, da piccola, non usciva proprio pazza per le verdure!

Anche se, come via educativa, avete scelto quella della sincerità non credo sia fondamentale raccontare ai vostri figli che gli spinaci di Popeye, in verità,  sono un bluff e, ammesso che gli infanti del terzo millennio sappiano ancora chi è il forzuto marinaio mangia-spinaci, fossi in voi lo sfrutterei per introdurre delle verdure nelle fauci dei vostri pargoli.  E se il “formato foglia” regala problemi di convinzione frullate tutto come ho fatto io per questa vellutata saporita e dal colore brillante!

 

Vellutata di spinaci  

(per 4 persone) 

800 grammi di spinaci freschi 

3  patate di media grandezza 

1 grossa cipolla 

400 ml di acqua o brodo vegetale 

4 cucchiai di yogurt bianco magro 

olio evo, sale e pepe q. b. 

Crostini a piacere ( senza è una perfetta ricetta senza glutine) 

 

Pulite e lavate per bene gli spinaci. Ancora umidi  fateli appassire a fuoco lento in una pentola capiente chiusa col coperchio. Il calore ed il vapore li faranno cuocere in pochissimo tempo senza disfarli troppo!

Tagliate finemente la cipolla e rosolatela per un paio di minuti in un tegame largo con un filo di olio evo.

Sbucciate e tagliate le patate a pezzi piccoli e aggiungetele alla cipolla lasciando sfrigolare per qualche minuto. Coprite con acqua o brodo vegetale e lasciate cuocere fino a che il volume dell’acqua non sarà dimezzato.

Aggiungete gli spinaci già cotti, salate se necessario e fate cuocere per altri pochi minuti stando attenti che rimanga un po’ di acqua di cottura nel tegame.

Frullate tutto con il mixer ad immersione. Versate nei piatti e lasciate cadere al centro di ognuno un cucchiaio di yogurt magro. Aggiungete del pepe e un filo di olio e, se vi va, dei crostini.

Buon appetito e cari saluti a Popeye!

 

Dolci

Ricordi di zucchero ovvero la mia “festa dei morti”

Una sera, mentre chiacchieravamo affacciate al balcone della mia camera, nella cittadina in cui sono cresciuta, la mia amica Paola, guardando il traffico che rumoroso passava sotto il nostro naso, disse: ” A casa di Assya si vede la vita!”. Poi alzò lo sguardo e aggiunse: ” E la morte!”. Scoppiammo a ridere fino alle lacrime e ancora oggi, se penso a quella scena, rido.
Vivevo in un quartiere che distava pochissimo dal centro cittadino e le strade che circondavano casa nostra erano sempre trafficatissime ma, se lasciavi che il tuo sguardo si perdesse un po’ oltre la macchia verde di un terreno mai edificato che si trovava di fronte alla mia camera, ti rendevi conto che le lucine che iniziavano a vedersi col buio erano quelle del cimitero.
Sì, se mi affacciavo di sera vedevo il camposanto e probabilmente questa mia condizione di vicina di casa dell’irrimediabile ha fatto sì che il mio rapporto con la morte sia stato sempre abbastanza sereno. Nel giorno della commemorazione di Ognissanti dalla mia postazione privilegiata vedevo sfilare una varia umanità che, vestita a festa, si recava nell’ultima dimora dei propri cari per far loro visita. I bambini stringevano tra le mani palloncini o mele caramellate e le signore sfoggiavano una messa in piega all’ultima lacca. Sorridevano tutti e sorridevo anche io.  Ai tempi non sapevo quanto fossi fortunata a non avere nessuno da andare a trovare lì in quel giorno, vivevo l’aria di festa che odorava di zucchero e mi riempivo gli occhi di colori e persone.
Sono passati parecchi anni da quel periodo e tra me e quel cimitero ho messo moltissimi chilometri ma il mio 2 novembre continua a profumare di zucchero e si è arricchito di tradizioni che, durante mia infanzia, ho vissuto solo grazie ai racconti di mia madre.
Forse un po’ in tutto il sud si crede o si vuole credere che nel periodo che ruota intorno al 2 novembre il velo che separa cielo e terra diventa più sottile così, la notte tra l’1 e il 2, le anime dei nostri antenati riescono a passare attraverso quel velo e vengono a farci visita. Mia madre mi racconta da sempre che in Sicilia questa visita era attesa dai bambini come e più del Natale perchè la tradizione vuole, infatti, che i defunti che tornano sulla terra a trovare i loro cari lascino doni e dolci ai bambini a testimonianza del loro passaggio e, dopo, l’intera famiglia si reca al cimitero a far visita e a ringraziare chi è passato a miglior vita. Sarà che son cresciuta di fronte ad un cimitero ma non capisco chi dice di trovare macabra questa usanza. Io credo sia un buon modo per esorcizzare la morte e per lasciare che un filo invisibile ci leghi ancora a chi non c’è più, aiutando anche i bambini a non perdere completamente le tracce di nonni scomparsi troppo presto.
Il filo invisibile che lega i miei 2 novembre campani e siculi è l’odore di zucchero che si sprigiona nell’aria dalle bancarelle di dolciumi. E’ l’odore che mi riporta a quei giorni fortunati con nessuno da andare a trovare al cimitero, quando l’idea della morte mi era estranea e la legavo solo a quelle lucine che vedevo di sera dalla mia camera. L’odore delle mele caramellate che ho assaggiato solo anni e anni dopo, qui a Catania più che ventenne, insieme alla mia amica Silvana durante una sortita alla “Fiera dei morti” per scoprire che non ci piacevano affatto. Il profumo dei biscotti che da metà ottobre iniziano a far capolino dalle vetrinette dei panifici. Le mie narici mi portano indietro nel tempo a quando vedevo il futuro in maniera diversa. E oggi che mi ritrovo ad essere molto diversa dalla donna che speravo di essere ma forse anche migliore di lei, addento un biscotto catanese, di quelli con la mandorla al centro, e sorrido a tutti i miei cari che non ci sono più ma che sono sempre con me. Tra le pieghe delle mani, nelle maniche della mia giacca, nei sorrisi che ancora devo spendere.

I biscotti appena citati sono gli ‘nzuddi e si chiamano così perchè vennero originariamente preparati dalle suore Vincenziane della città etnea (‘nzuddu vuol dire Vincenzo in siciliano). Sono molto diffusi a Catania, dove per l’appunto sono nati, e a Messina dove probabilmente arrivarono grazie alla carità delle suore in seguito al terribile terremoto che colpì la città nel 1908. A Catania questi biscotti vengono preparati in questo periodo mentre a Messina si trovano tutto l’anno, anche se originariamente si consumavano il 3 giugno, durante la festa della patrona della città, la Madonna della Lettera.
Prepararli non è molto complicato così, nel caso vi vada di cimentarvi e passare del tempo in cucina, ho pensato di lasciarvi la ricetta come mio dono dei morti!

‘Nzuddi (biscotti catanesi)

Farina tipo 00 grammi 500

Zucchero grammi 350

Mandorle sgusciate grammi 50 + quelle per decorare

Scorzette di arance candite 1 cucchiaio

Ammoniaca per dolci grammi 5 ( in sostituzione 1 cucchiaino raso di lievito per dolci)

Lievito per dolci 1 cucchiaino

Cannella in polvere mezzo cucchiaino

Miele 1 cucchiaino

Latte q.b.

sale, 1 pizzico

 

Nel forno caldo tostare le mandorle per circa dieci minuti. Una volta tostate e raffreddate tritate finemente.

 In una terrina molto capiente setacciate la farina e mescolarla con lo zucchero, le mandorle tritate, le scorzette d’arancia tagliate in piccolissimi pezzi, la cannella, il miele, il pizzico di sale, il lievito e l’ammoniaca ( sciolta in pochissimo latte). Se non volete usare l’ammoniaca perché non incontra i vostri gusti o non ne avete in casa sostituitela con un cucchiaino raso di lievito per dolci.

Aggiungete a tutti gli ingredienti del latte poco per volta e mescolare fino ad ottenere un composto morbido, dalla consistenza fluida.

 In una teglia rivestita di carta da forno formate i biscotti dandogli una forma rotonda. Potete aiutarvi con un cucchiaio o con una sacca da pasticcere senza bocchetta.

 Mettete al centro di ogni biscotto un mandorla intera e infornate a 180° per 10-15 minuti circa. Quando saranno ben dorati sfornateli e lasciate raffreddare e…

 

«Armi santi, armi santi,

io sugnu unu e vuatri tanti.

Mentri sugnu’ni stu munnu di guai,

cosi ri morti mittitiminni assai».

Primi piatti

Il grande Cocomero

Io e la zucca ci siamo conosciute tardi. Sì, lo ammetto, con lei non sono stata molto intraprendente e ,probabilmente, in parte la colpa è anche di Linus. Non quello di Radio Deejay, Linus dei Peanuts! Li conoscete, no? Snoopy, Piperita Patty, Linus, Charlie Brown e lei : la divina Lucy Van Pelt! Io da bambina li adoravo e loro,  in forma di strisce in calce ad ogni giorno del mio diario di scuola, catturavano la mia immaginazione con le loro storie colorate stimolando la mia curiosità specie quando trattavano argomenti a me ancora poco familiari come Halloween.  Linus, infatti, crede che la notte di Halloween il Grande Cocomero, nella cui esistenza lui crede fermamente  e cui si rivolge chiedendogli doni non solo materiali, come si potrebbe fare con Babbo Natale, scelga tra tutti gli orti di cocomeri l’orto più sincero. Da quell’orto dunque sorgerà per portare doni a tutti i bambini. Così Linus passa ogni Halloween aspettando la mezzanotte nel suo orto di cocomeri sperando sia il prescelto anziché andare in giro con gli altri per il solito “dolcetto o scherzetto” restando, però, puntualmente deluso. Tutto chiaro fino a qui? Bene. Il fatto è che il cocomero in realtà era una zucca e la me bambina che leggeva le loro storie se, da un lato, era fortemente affascinata da questa festa da noi sconosciuta in cui i bambini erano autorizzati a chiedere dei dolci in giro e portarseli tutti a casa, dall’altro lato, faceva confusione tra zucche e cocomeri non capendoci molto. In realtà chi si occupò della trasposizione dei Peanuts pensò che la traduzione letterale di ” The Great Pumpkin” ovvero ” La Grande Zucca” non solo fosse poco suggestiva ma poco si sposava con noi e con quanto scarse fossero le conoscenze legate a quella ricorrenza e scelse un ortaggio simile per dimensioni e decisamente più di casa: il cocomero!

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Io tutte queste cose le ho sapute dopo e siccome ero una tipa precisina avevo deciso di non fidarmi di una cosa che veniva chiamata in un modo ma era altro. La precisione col tempo è svanita e pure la diffidenza nei confronti della zucca anche se, invece di scrivere letterine ad una sola di esse, ho iniziato a renderle onore a modo mio e dunque cucinandola!

Grande Cocomero perdonami se puoi ma, per questa notte di Halloween, io ti ho messo nel piatto!

RISOTTO ALLA ZUCCA (PER 4 PERSONE)

280 grammi di riso arborio o carnaroli

1 cipolla

1 litro e mezzo di brodo vegetale

400 grammi di zucca sbucciata

150 grammi di pancetta affumicata

150 grammi di provola affumicata

70 grammi di parmigiano grattugiato

pepe bianco

noce moscata

sale,olio evo q.b. e foglie di salvia

Tagliate la zucca a pezzetti ed infornatela a 180° per mezz’ oretta  o comunque fino a che non diventi morbida

Tagliate la cipolla a fettine sottili, cuocetela in una casseruola con un velo di acqua e quando questa sarà evaporata aggiungete un filo di olio evo , un pizzico di sale e la zucca tagliata a tocchetti.

Lasciate soffriggere e aggiungete il riso facendolo tostare ed insaporire prima di versarvi sopra il brodo vegetale.  Deve essere il doppio del volume del riso. Evitate di mescolare fino a che il brodo non si sarà quasi tutto asciugato.

Mentre aspettate che il brodo evapori rosolate in padella la pancetta tagliata a listarelle molto sottili. Appena il riso inizia  ad essere quasi del tutto asciutto aggiungete la pancetta e la provola affumicata tagliata a tocchetti. Mescolate per bene, aggiustate di sale se necessario,  pepate e aggiungete la noce moscata dunque lasciate riposare.

Nel frattempo in una padella  antiaderente ben riscaldata versate il parmigiano grattugiato e lasciate che si fonda. Giratelo con una spatola, lasciatelo cuocere per qualche secondo dopo di che togliete dal fuoco fate raffreddare.

Impiattate il vostro risotto, spolverizzate le porzioni con salvia tritata e piccoli petali di cialda di parmigiano! Buon Halloween a tutti!

Ps. Linus di Radio Deejay poi ha avuto davvero a che fare con un ‘Grande Cocomero’ ma questa è un’ altra storia!