Dolci

Il cioccolato non è mai abbastanza!

Ad una settimana esatta da Pasquetta so che la frase più ripetuta nelle case con bambini è la seguente: ancora cioccolato?! Eh sì perchè vedere i propri pargoli scartare e rompere le uova è uno spettacolo di gioia pura ma poi tutto quel cioccolato non farà male?! Come fare per eliminarlo in poche semplicissime mosse?! Si potrebbe passare un po’ di tempo in cucina e preparare degli sfiziosi brownies, ad esempio, e poi impacchettarli e regalarli alle amiche. Magari a quelle senza figli che non hanno avuto il problema dell’esubero di cioccolato nei giorni passati…tipo me! Che comunque, vorrei dire, non mi lamenterei mai del troppo cioccolato. Il cioccolato non è mai abbastanza!  Pronte a sciogliere ed impastare, quindi?!

 

Brownies al pepe rosa

(e le uova di Pasqua scompaiono in un attimo!)

180 grammi di cioccolato fondente (o misto fondente e al latte)

120 grammi di burro

20 grammi di cacao amaro

180 grammi di zucchero

90 grammi di farina 00

2 uova

Un pizzico di sale

10 bacche di pepe rosa tritate finemente

 

 

Mettete il burro e la cioccolata in pezzi in una ciotola resistente al calore e sciogliete tutto a bagnomaria mescolando, di tanto in tanto, con una frusta

Quando tutto sarà sciolto e ben amalgamato aggiungete lo zucchero , il cacao e la farina. Gli ultimi due ingredienti setacciateli così da non formare grumi

A questo punto unite le uova e il pizzico di sale. Un uovo per volta però, mi raccomando, aggiungendo il secondo quando il primo sarà stato ben assorbito dall’impasto.

Infine mischiate insieme a tutti gli altri ingredienti il pepe rosa tritato finemente e versate il composto in una teglia 20×20 foderata di carta da forno .

Infornate a 170° per 30 minuti circa. Fate sempre la prova stecchino prima di sfornare e state attenti perché la “mattonella” non deve essere troppo asciutta, i brownies devono restare umidi all’interno!

Lasciate raffreddare , togliete dallo stampo e tagliate i vostri brownies nella tipica forma quadrata et voilà…le uova di Pasqua sono scomparse!  

Se volete far sparire anche i brownies da casa vostra confezionateli per bene e regalateli agli amici…li farete felici!

 

 

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Ricette gluten free, Sfiziosità

Rosa pane

Era rosa il fiocco che annunciava la nostra nascita. Rosa il grembiulino che portavamo all’asilo. Rosa è stato il nostro elastico per capelli preferito, l’ astuccio portapenne, la copertina del primo diario. Rosa le scarpette da danza, il vestitino che volevamo indossare più spesso, la giacca bella con le toppe ai gomiti. Rosa è il pane che voglio dedicare alla “Giornata Internazionale delle Donne” anche se credo fermamente che la nostra giornata sia sempre.  La barbabietola, ingrediente principale di questo pane privo di glutine, fa bene al cuore e ha pochissime calorie. E’ conosciuta da tempi antichissimi ed ha proprietà rimineralizzanti, depurative e antinvecchiamento. Si usa per lo più la sua radice ma anche le foglie sono buone da mangiare e ricche di vitamine. La radice della barbabietola è rossa come l’amore e noi donne siamo piene d’amore quindi per me quest’anno è lei l’ingrediente giusto per rappresentarci. Volete anche voi il vostro pane rosa? Preparatelo con queste poche, semplici mosse e con un ingrediente super : il preparato per pane senza glutine de “Il Molino di Diego” brand del Molino Filippini. Stupite voi stesse con un pane dal colore  tanto shocking e stupitevi ogni giorno per tutto quello che siete capaci di fare. Lasciate sempre che la vostra felicità dipenda solo da voi e scappate a gambe levate da chi vi vuole tarpare le ali!

Pane alla barbabietola 

(dosi per 10 panini circa)

300 grammi di Preparato per Pane de Il Molino di Diego 

80 grammi di barbabietola rossa precotta

160 grammi di acqua 

1 panetto di lievito di birra 

1 cucchiaino di zucchero

1 cucchiaino di sale 

2 cucchiai di olio 

rosmarino tritato fine

Riscaldate l’acqua fino a farla diventare tiepida, prendetene mezzo bicchiere e scioglieteci dentro il lievito di birra e lo zucchero. Con la restante acqua frullate la barbabietola.  Disponete la farina a fontana su un piano da lavoro, versateci al centro il lievito sciolto in acqua, aggiungete l’olio,  il sale, il rosmarino tritato ed iniziate ad impastare aggiungendo poco alla volta l’acqua con la barbabietola. Se ne siete in possesso potete utilizzare la planetaria col gancio a velocità bassa. Ungete i palmi delle vostre mani e formate delle palline che disporrete su una leccarda foderata con carta da forno e lasciatele a lievitare per almeno 5 ore in forno spento con luce accesa. Quando sarà passato questo tempo infornate a 180° per un quarto d’ora circa. Lasciateli raffreddare ed EVVIVA LE DONNE!

 

Primi piatti

A Carnival Carol

I miei Carnevali hanno avuto lo stesso andazzo degli alberi di pistacchio. Un anno carichi di frutti, l’anno successivo scarichissimi. Non con la stessa alternanza, più suddivisi in momenti storici. Ci sono stati Carnevali di feste in casa coi compagni di scuola e travestimenti  arrangiati con quello che si trovava e, per lo più, decidevi di essere punk senza sapere cosa volesse dire. Anni di serate in piazza con la musica dal vivo, di maschere di gruppo, di balli in cerchio tutti insieme, di stare fuori fino alle tre del mattino, fino all’ultima canzone. Ci sono stati Carnevali pieni di colori con le sfilate in maschera del pomeriggio, di palchi e microfoni e me che presentavo. Di occhi di bimbi divertiti, di serate gelate e saltelli per riscaldarci. Di sacchi di coriandoli svuotati in tre abili mosse, di  “non entrare a casa se non ti togli tutta quella roba dalla testa!”. C’è stato il Carnevale più bello di Sicilia, quello di Acireale, coi carri di cartapesta e i colpi di martelletto ben assestati al centro della testa. Ci sono stati Carnevali di appunti e ripassi in piena sessione invernale, di noia, di lutti che mascherarti proprio non ti va, nemmeno per sorridere. Carnevali di “ti riconosco dagli occhi” anche se tu eri bardata che manco i Tuareg, di fuochi d’artificio e stelle filanti, di “mamma ci vediamo in piazza, ma tu ti mascheri?”. Mi sono travestita per l’ultima volta un bel po’ di anni fa ed è stata una delle feste più divertenti cui abbia mai preso parte. Pochi amici nella mia casa ancora vuota da tutti i mobili ma piena delle nostre risate, dei nostri sgargianti colori anni ’80, della musica del decennio che ci ha visti bambini. Ci siamo divertiti con poco come a quei tempi, senza replicare. Ogni tanto ritrovo per casa la parrucca di quella sera e li rivedo:  gli amici, le maschere, la gioia, la spensieratezza di tutti i Carnevali che ho attraversato. Ho sempre sostenuto che il Carnevale sia una festa molto democratica, non è invadente come il Natale. Se ti va di festeggiarlo ti inventi qualcosa e vai ma se decidi di restare te senza maschere e disco samba va bene uguale. Sono stata fatina, principessa, Pierrot, punk, cappuccetto rosso, ballerina di flamenco, una scimunita degli anni ’80, Crudelia De Mon, indiana, pirata, uno a caso dei Kiss, cinesina e mia madre negli anni ’70. E poi me, me, me, me e me. Lascio intuire a voi gli anni in cui mi sono divertita di più e guardo ai miei Carnevali futuri col cuore leggero di quando bastava un ombretto squillante sugli occhi per credere di essere un’altra.

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Io che ballo in maniera improbabile, al modo in uso negli anni ’90, vestita con gli abiti anni ’70 della mia mamma al tempo dell’Università. A lei stavano decisamente meglio!

 

Quest’anno sono me con la mia felpa, i capelli un po’ gonfi e gli occhiali dalla montatura sgargiante. L’anno prossimo chissà, ma una cosa è certa: anche se non mi maschererò il mio Carnevale lo troverò comunque in un stanza di casa mia. La cucina.

Da quando vivo a Catania ho imparato che non può passare Carnevale senza aver mangiato la tipica pasta “Cincu puttusi” ovvero “cinque buchi”.  Sì avete capito bene, questo formato di pasta vuole che un solo maccherone abbia 5 buchi! Uno grosso centrale e 4 piccoli laterali e questo si ricollega alla festa di cui è protagonista: il Carnevale, per l’appunto! Essendo una ricorrenza in cui l’esagerazione la fa da protagonista anche la pasta ne approfitta aumentando il numero dei suoi buchi! Condita con un sugo di maiale è perfetta…volete provare?

Pasta cincu puttusa al sugo- la mia versione

 (per 4 persone) 

1 litro di passata di pomodoro 

200 grammi di concentrato di pomodoro 

1 cipolla 

1 carota 

1 gambo di sedano

1/2 bicchiere di vino bianco 

300 grammi di piselli 

400 grammi di salsiccia di suino coi finocchietti 

300 grammi di carne di maiale a tocchetti 

3 foglie di alloro 

olio evo, sale e pepe q.b. 

350  grammi di maccheroni 5 buchi 

 

Tritate cipolla, sedano, carota e fateli cuocere con un filo di olio per qualche minuto in una pentola capiente dai bordi abbastanza alti. Aggiungete la carne e le salsicce e lasciate rosolare un po’ prima di sfumare con il vino bianco. Quando questo sarà evaporato aggiungete i piselli , la passata di pomodoro ed il concentrato sciolto in mezzo bicchiere di acqua calda. Salate, aggiungete l’alloro e lasciate cuocere fino a che la salsa non sia bella densa. Aggiustate di sale se necessario e pepate. Togliete dal sugo i pezzi di carne e le salsicce che servirete come secondo. In abbondante acqua salata cuocete i vostri maccheroni 5 buchi al dente e conditeli con il sugo appena fatto. Una spolverata di parmigiano e, vi garantisco, sarà un Carnevale perfetto!

Primi piatti, Ricette Vegetariane

Metti un sabato a pranzo

Metti un pranzo tra amici. Di sabato, magari mentre fuori piove ma tanto a voi non interessa perchè tanto siete dentro. Metti che ognuno porta qualcosa e tu devi pensare al primo ma hai voglia di stupire con qualcosa di nuovo. Beh ma allora perchè non ci provi a fare dei conchiglioni ripieni con un ragù bianco di soia veloce veloce?! Se, poi, tra i tuoi amici c’è anche un vegetariano lo farai felice con questa ricetta stuzzicante  e gustosa! Il mio consiglio è di farne un bel po’ in più perchè la richiesta di bis è assicurata! Scommettiamo?!

 

Conchiglioni zucca e soia 

( per 4 persone)

 

20 conchiglioni trafilati al bronzo

1 cipolla

 1 gambo di sedano

una bella fetta di zucca

5 cucchiaiate di soia disidratata granulare

100 grammi di formaggio pepato

2 cucchiai di amido di mais 

500 ml di latte scremato

olio evo, sale, pepe, noce moscata q.b.

mezzo bicchiere di vino bianco

parmigiano grattugiato q.b.

 

Mettete la soia disidratata in una ciotola, aggiungete un pizzico di sale, uno di pepe . Copritela con acqua bollente e lasciate ad ammollare. Nel frattempo tagliate finemente cipolla e sedano e metteteli in una casseruola capiente con un velo di acqua. Fate cuocere e quando l’acqua sarà evaporata aggiungete un filo di olio e fate rosolare.

Strizzate per bene la soia e aggiungetela alle verdure. Fate sfrigolare  per qualche minuto, aggiungete il vino bianco e la zucca tagliata a tocchetti. Coprite con il coperchio e fate cuocere a fuoco lento.

 Nel frattempo preparate la besciamella light. Sciogiete l’amido di mais con un goccio di latte, quando sarà ben sciolta aggiungete il latte rimanente. Salate e mettete sul fuoco aspettando che inizi a bollire e si rapprenda mescolando continuamente stando attenti a non fare attaccare il fondo e aggiungendo solo alla fine la noce moscata grattugiata e un pizzico di pepe. 

Soia e zucca sono cotte a dovere? La besciamella è pronta? Ottimo! Cuocete in acqua bollente salata i conchiglioni stando attenti a scolarli al dente. Aggiungete qualche cucchiaiata di besciamella alla soia e riempite ogni conchiglione con la farcitura appena ottenuta e qualche pezzetto di formaggio pepato tagliato a dadini . Disponete la pasta ripiena in una teglia imburrata (o rivestita di carta da forno)  in cui avrete versato metà della restante besciamella. Quando avrete finito coprite grossolanamente con la besciamella rimasta, spolverate con il parmigiano grattugiato ed infornate a 200° per 20 minuti. 

 

Cibau (pietanze per cani)

San Valentino a quattro zampe

Arthur Schopenhauer  diceva che :” Chi non ha mai posseduto un cane, non sa cosa significhi essere amato” ed io credo sia esattamente così. Chi ha il cuore di un cane in giro per casa sa di certo da dove arriva la più grossa carica d’amore e dunque oggi, nel giorno per eccellenza tributato all’amore, ho deciso di dedicare la mia ricetta alla pelosa di casa! Da quando il suo naso umido e curioso è entrato a far parte delle nostre vite non c’è giorno in cui non ci si senta fortunati per averla con noi…anche quando mi sveglia alle cinque del mattino perchè  ha deciso che è quello il momento migliore per giocare! La nostra pelosa mignon è stata per noi  ventata di amore incondizionato e scodinzolante che drizza le orecchie ogni volta che un pacco di biscotti viene aperto! Quindi, mia cara Lexington, questi biscottini alle carote con farina di riso integrale del Molino di Diego (brand del Molino Filippini) sono tutti per te! Buon San Valentino a te e grazie per quello che ci insegni senza nemmeno saperlo!

Ps. La farina di riso integrale bio del Molino di Diego è naturalmente senza glutine quindi questa ricetta è perfetti anche per i cagnoloni intolleranti a questo elemento.

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Canetta che si lecca i baffi in attesa del suo biscotto

 

Biscotti Riso & Carote 

300 grammi di Farina di  Riso Integrale Bio del Molino di Diego 

3 grosse carote 

una tazza di brodo di pollo (o di carne) senza sale

1 cucchiaio di olio di semi di girasole

1 uovo 

50 grammi di parmigiano grattugiato 

Pulite le carote e bollitele. Con il  frullatore ad immersione riducetele in purea frullandole insieme al brodo di carne.

Disponete la farina a fontana su di una spianatoia, aggiungete l’uovo al centro con cucchiaio di olio ed il parmigiano.  Iniziate a mescolare aggiungendo le carote in crema un po’ alla volta.

Quando sarà tutto bene amalgamato ed avrete ottenuto una pasta liscia ed omogenea stendetela in una sfoglia di un centimetro di  spessore e tagliate le forme che preferite. Infornate i vostri biscotti per una ventina di minuti a 180° e fate molta attenzione che siano ben freddi prima di offrirli al vostro amico!

Primi piatti

La pasta di Pier

L’uomo che mi fa sussultare il cuor e alzare gli occhi al cielo (mio marito!)  oggi compie gli anni. Come non celebrare il suo giorno dedicandogli una delle sue ricette preferite? Armatevi di ricotta e seguitemi in questa preparazione rapida e molto gustosa!

La pasta di Pier

(per 4 persone)

320 grammi di rigatoni

250 grammi di salsiccia

200 grammi di ricotta di mucca

1 cipollotto

50 grammi di noci tritate

1/2 bicchiere di vino bianco

sale , pepe e olio evo q.b.

Tagliate sottilmente il cipollotto, mettetelo in un padella con un velo di acqua e lasciatelo cuocere fino a che questa non sarà del tutto evaporata. Aggiungete un filo di olio e lasciate sfrigolare qualche secondo il cipollotto prima di aggiungere la salsiccia sbriciolata privata del budello. Sfumate col vino e cuocete per qualche minuto.

Cuocete i rigatoni in acqua bollente salata e, mentre la pasta arriva al giusto punto di cottura, lavorate la ricotta in una ciotola schiacciandola con un forchetta e mescolandola insieme ad un paio di cucchiai di acqua di cottura della pasta. Salate, pepate e aggiungete alla ricotta la salsiccia sbriciolata.

La pasta è al dente? Perfetto! Scolatela, versatela nella ciotola e mescolate bene. Spolverizzate con le noci tritate.  Buon pranzo a voi, dunque e… buon compleanno a lui! 

Dolci, Ricette gluten free

Un caffè e due olivette

Se non sei catanese questo accoppiamento ti farà di certo venire i brividi! Il caffè con le olive c’entra poco, inutile cercare di dire il contrario. Ma se le olive fossero quelle di Sant’Agata, la nostra Santa Patrona?! Zuccherine al punto giusto, morbide che si sciolgono in bocca, dal colore verde brillante io amo mangiarne un paio insieme ad una tazzina di caffè amaro e bollente. Sì, le olivette di Sant’Agata sono un dolce e, con le cugine vegetali, hanno in comune nome, forma e colore ma non di certo il sapore essendo queste ultime composte di gustosa pasta reale! Da stasera i festeggiamenti entreranno nel vivo quindi è giusto non farsi trovare impreparati!

L’origine di questo dolce è legato alla storia di Sant’Agata, ad un evento in particolare. Si narra che mentre le guardie di Quinziano, il proconsole romano cui la giovane devota di Cristo non volle piegarsi senza mai cedere alle sue promesse appassionate, la inseguivano lei dovette fermarsi per allacciarsi un calzare. Fu in quell’istante che si compì il prodigio: un albero di ulivo comparve dal nulla così da nascondere la giovane Agata permettendole anche di cibarsi dei suoi frutti.

E’ dunque consuetudine consumare questi dolcetti durante il periodo della sua festa  e, in ricordo di quell’evento, coltivare un albero di ulivo in un’aiuola vicina ai luoghi del martirio.

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Piazzetta del Santo Carcere. Rami d’ulivo e finestra del luogo in cui era imprigionata la Santa.

Olivette di Sant’Agata

500 grammi di pasta reale

colorante verde per dolci

zucchero e maraschino

Per la pasta reale

500 grammi di farina di mandorle

500 grammi di zucchero

130 grammi di acqua

1 pizzico di vaniglia

Come prima cosa bisognerà preparare la pasta reale! Versate in un tegame acqua e zucchero, mettete sul fuoco e mescolate con un cucchiaio di legno. Portate ad ebollizione e appena lo zucchero inizia a filare togliete dal fuoco.

A questo punto versate la farina di mandorle, la vaniglia e continuate a mescolare in modo che gli ingredienti si amalgamino bene e non si formino grumi. Versate la pasta su un tavolo di marmo precedentemente bagnato e, appena si sarà freddato, lavorate l’impasto fino a farlo diventare liscio e compatto.

Prendete la pasta reale, aggiungete il colorante verde fino ad ottenere un colore brillante ed omogeneo, aromatizzate con qualche goccia di maraschino e amalgamate bene.

Prendendo un pezzetto alla volta date alla pasta la forma di un’ olivetta, fatela rotolare nello zucchero e buona festa di Sant’Agata!